Blog. 6 Agosto 2021

Architettura biofilica: cos’é?

La connessione con la Natura e i suoi processi vitali è una necessità primordiale, che influisce positivamente sulla qualità della vita umana, la salute, l’equilibrio psico-fisico e il benessere individuale. Da qui la ricerca volta a coniugare una dimensione naturale anche negli spazi interni, traducendo l’essenza della biofilia in un linguaggio progettuale e applicandolo all’architettura, all’interior e al product design.

L’Architettura biofilica si basa dunque su due componenti, la Natura e l’Uomo e prende spunto dal profondo rapporto che ne lega le esistenze; lo sguardo è proiettato sì verso gli spazi, ma per la prima volta con un’attenzione alla sostenibilità e alla commistione di elementi legati ad entrambi i soggetti. In generale, i parametri fondamentali riguardano la valorizzazione dell’illuminazione naturale, la vista verso aree verdi, l’introduzione di piante e fiori la cui tipologia deve essere attentamente selezionata in base all’ambiente di destinazione, la qualità dell’aria, del suono e la predilezione per tonalità cromatiche ispirate ai colori della natura.

Architettura biofilica

Architettura Biofilica per la Suite “Vitrea”

 

Se questi concetti costituiscono un driver sempre più deciso nel mondo domestico e nei luoghi di lavoro – dove la recente introduzione del protocollo WELL conferma in parte questa direzione, facendo tuttavia pendere l’ago della bilancia sull’individuo -, gli spazi destinati al benessere per eccellenza e quindi il mondo SPA devono il loro successo al perfetto equilibrio tra componente umana e componente naturale.

Un recente sondaggio condotto negli USA ha dimostrato che se le reception degli hotel fossero arredate con una fitta vegetazione i clienti ci passerebbero il 30% del tempo in più e che la luce naturale abbinata a spazi ariosi e verdi aumenterebbe del 30% la clientela in una SPA.

Architettura biofilica

Qui poi tutto, a livello progettuale e di servizio, dovrebbe avere un legame diretto con la natura per esprimere con pienezza il concetto di benessere: i trattamenti dovrebbero essere veicolati con sostanze vegetali pure e oli, le ciabattine fornite non più in plastica ma in tessuto o bambù, la componente vegetale infine immergere l’utente in una dimensione originaria, ulteriormente valorizzata da suoni e profumi.

L’effetto cromoterapico – spesso una vera e propria costante dell’intero progetto di interior di un centro wellness – dovrebbe invece rimanere esclusivo di alcune zone deputate ai trattamenti, privilegiando così per le altre l’illuminazione naturale e laddove possibile una visuale diretta sul panorama, specie nelle zone di mare, montagna o territori caratterizzati da un grande valore paesaggistico.

In questo senso, il rapporto stretto tra interno ed esterno è già una parte integrante dell’esperienza di relax, che può essere alternativamente sostituita con una progettazione del verde, soprattutto nei contesti urbani. Pareti verticali permanenti, ma anche aree dove alloggiare piante, o ancora sottili decori floreali sono alcuni degli elementi chiave della progettazione biofilica, e ne sono un esempio il nostro progetto per Casale del Principe, in Sicilia, o il lavoro progettuale per il centro benessere del nuovo sviluppo di Cipriani che stiamo seguendo a Punta del Este, in Uruguay. Casi diversi in cui il concetto di biofilia viene trattato nella sua complessità, legando sostenibilità, verde, attenzione all’uomo e alla sua componente psicologica ed emotiva.

Architettura biofilica

 

Architettura biofilica

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