Abbiamo il piacere di riportare l’intervista rilasciata da Alberto Apostoli per l’autorevole rivista bielorussa “deZign”.
Intervista di: Yauhen Cherva
Traduzioni di: Natalia Bazho
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Secondo lei c’è differenza tra un architetto creatore e un architetto imprenditore?
La differenza è molto grande. La maggiore differenza è l’approccio al progetto e alla sua gestione. Sinceramente penso però si possa essere entrambe le cose se disposti a creare una struttura organizzativa matura e se il guadagno non diventa il solo obiettivo del proprio lavoro. Il punto è che si può essere imprenditori creativi; la cultura artistica italiana del rinascimento lo ha dimostrato ampiamente.
Secondo la Sua opinione quali tipi di architetti sono numericamente più creatori o imprenditori? A cosa è dovuto?
Penso che la maggioranza degli architetti vorrebbe essere creativa ma in realtà sono imprenditori nell’approccio al progetto. La creatività non è solo invenzione delle forme, dei colori ecc, bensì la traduzione del proprio modo di vedere il mondo attraverso l’architettura. Questa opportunità professionale non è spesso colta perché raramente gli architetti guardano il mondo da un punto di vista generale, storico, culturale, sociale…ma solamente dal punto di vista espressivo e formale. Non può esistere un architetto creativo senza una conoscenza profonda del mondo in cui viviamo.
Nel suo operare quanta attenzione Lei dedica allo sviluppo e alla crescita del proprio brand?
Penso che la creazione del proprio brand sia parte della propria identità artistica e creativa. In fondo il brand è il progetto su noi stessi. Dovrebbe essere prioritario su tutto perché rappresenta forse l’opera più importante per un architetto. Ci sono artisti che hanno fatto della propria vita un opera d’arte. Per l’architetto questo forse non è possibile completamente ma chi siamo dice molto di cosa facciamo e come lo facciamo.
In Bielorussia la stragrande maggioranza di designer non si cura molto di rendere famoso il proprio nome. E’ uno sbaglio secondo Lei o una generale tendenza europea?
Pensare che le opere parlino per noi è forse un’utopia. Cercare la fama per se stessa è sbagliato ma cercare di crearsi una reputazione, un onore professionale e una rispettabilità è, secondo me, compito fondamentale di un professionista moderno. Ovviamente il professionista europeo tende ad un approccio più soft mentre il mercato americano o asiatico spinge ad una aggressività commerciale spesso fuori luogo. L’architetto non è un prodotto da vendere ma far conoscere la propria serietà e onesta professionale penso sia importante.
Se posso; vorrei tornare al momento iniziale in cui ha deciso di aprire il Suo proprio studio. Di cosa aveva paura come architetto e cosa alimentava in Lei la speranza?
In italia ci sono moltissimi architetti e la competizione è molto alta. La paura principale era quindi non riuscire ad avere clienti e progetti sufficienti per poter crescere. Un’altra paura era quella di non essere in grado di organizzare un moderno studio di progettazione. La grande speranza è sempre stata quella di poter parlare al mondo attraverso la mia opera architettonica e il mio pensiero. Volevo esprimere me stesso anche attraverso l’architettura.
In questo momento della sua carriera su cosa è rivolta maggiormente la sua attenzione?
Oggi sono fortemente convinto che una grande capacità creativa sia inutile senza una adeguata struttura organizzativa e l’integrazione tra le diverse fasi progettuali. Sto quindi cercando di creare un team di lavoro in grado di supportare la mia creatività.
Adesso che il suo nome è riconosciuto e lavora su un livello internazionale, secondo la Sua opinione ed esperienza personale, quali sono gli errori principali che i giovani architetti e designer compiono nel momento in cui approcciano il mercato?
Occorre evitare di svendere il proprio lavoro ma, al contempo, bisogna essere umili e pronti a mettersi in gioco. Spesso i giovani pensano che gli aspetti tecnici devono prevalere, ma l’architetto è un mestiere complesso e interdisciplinare. Altro grande problema: i giovani architetti spesso non possiedono una cultura generale in grado di dialogare con i clienti e il mercato in maniera appropriata.
Secondo lei esiste qualche formula o algoritmo da seguire secondo il quale un architetto giovane può sperare di avere successo?
Francamente non penso sia possibile trovare la formula del successo. Il successo stesso è un concetto sbagliato. Occorre piuttosto trovare il proprio posto e la propria soddisfazione.
Ok, abbiamo parlato dei giovani adesso potremmo analizzare i principali errori che compiono gli architetti più maturi- In base alla Sua esperienza cosa mi può dire?
Molti architetti maturi perdono, con il tempo, il piacere di creare progetti. Perdono molto spesso la spinta entusiastica e giovanile che permette di vedere in ogni progetto la possibilità di cambiare il mondo o la vita degli altri. Credo invece sia fondamentale cercare assiduamente il “progetto perfetto” fino alla fine della carriera.
Su quali momenti lavorativi dovrebbero concentrarsi maggiormente gli architetti maturi?
Molto dipende dal profilo professionale, dalla grandezza della studio, dalla tipologia progettuale. Direi che, in generale, dovrebbero poter prevalere le relazioni esterne e la gestione creativa del progetto.
Se per lei va bene vorrei affrontare il tema dei servizi che un architetto promuove sul mercato. Vale la pena di farlo ovvero fare degli investimenti?
Investire nella propria professione è fondamentale. Occorre farlo sia in termini economici, sia in termini di formazione propria e del personale. Qualsiasi buon imprenditore deve reinvestire parte del guadagno per far crescere la propria struttura e professione.
Oggigiorno potrebbe dire che investire in pubblicità e PR porta dei frutti?
Direi che l’investimento in PR è importante ma senza dimenticare che bisogna essere in grado di soddisfare concretamente le promesse fatte ai propri clienti. Non si può essere solo dei bravi comunicatori senza avere “il prodotto”.
Oggi in Bielorussia il principale schema di lavoro dei designer e degli architetti è il passaparola e le conoscenze. Molti sono convinti che sia l’unico metodo reale e possibile per trovare dei clienti. Potrebbe commentare questa situazione?
il passaparola è un buon metodo ma non l’unico. Se si vuole diventare importanti ed intenazionali occorre cambiare totalmente la propria strategia ed investire nella crescita del proprio nome e brand.
In realtà nel lavoro di un architetto che posto occupa la promozione? Quale posto deve e può occupare?
Dipende dalle dimensioni e dal livello dello studio. Penso che in generale il 10/15% del proprio tempo sia da dedicarsi alla promozione.
Oggi Lei lavora a un livello internazionale. Penso che qui si può parlare di un grande successo e di una certa fama dei suoi lavori. E lei personalmente ad occuparsi dello sviluppo del Suo bread o per questo lavoro lei ha un apposita squadra?
Seguo personalmente la crescita del mio brand con un collaboratore fidato in grado di capire con me la direzione da prendere e la scelte da farsi. La crescita del brand deve comunque corrispondere alla condivisione totale della strategia con tutti i collaboratori.
Deve sapere che in Bielorussia per giornalisti che parlano di architettura e design scrivere diventa veramente difficile. Molti architetti non si fidano di noi. In base a questo siamo rimasti molto stupiti quando Lei ci ha risposto in maniera tempestiva alla nostra proposta di intervista. Lei costruisce i buoni rapporti con i media perche ha degli obbiettivi? Quanto è importante per un architetto avere dei ottimi rapporti con i media?
I media sono importanti sia perché “vendono” il nostro brand ma, soprattutto, perché spesso ci mostrano quali progetti hanno maggior appeal sul pubblico. Mi piace parlare con i media perché spiegando quello che faccio e come lo faccio mi aiuta a chiarirmi le idee.
In base alla Sua esperienza potrebbe identificare il nesso tra la quantità di pubblicazioni dei suoi lavori e la sua fama? La quantità di nuovi clienti che le ha portato ciò?
È difficile da valutare, ma la cosa più importante è un’altra. Quando infatti un cliente ti cerca perché ti ha visto su una pubblicazione il suo atteggiamento è diverso; aumenta sicuramente il rispetto e la stima che ha di te.
Domanda finale. Nel titolo di “architetto professionale” cosa rientra in questo significato? Cosa deve far conoscere di sé una tale persona? Come si diventa un architetto professionale?
Professionale significa preciso, puntuale, eticamente corretto, onesto e formale. Il professionista deve contribuire alla crescita del rispetto che i clienti hanno nel lavoro che facciamo.
