Blog. 13 Gennaio 2013

Alberto Apostoli: editoriale per A+D+M #3 – aprile 2013

AUTOCOSCIENZA

Credo fermamente che l’architettura sia il riflesso della società in cui si sviluppa. Credo che l’autocoscienza sia un’arte difficile, ma necessaria, nella nostra società. E come Italiano questo mi sconvolge. Spesso siamo convinti che “la bellezza” scorra nelle vene degli Italiani salvo poi constatare come le nostre città e il nostro paese si stiano lentamente imbruttendo ed impoverendo. E non venitemi a dire che mancano i “schei” e che la crisi ci sta colpendo più degli altri. Come architetti amiamo, spesso, dare le colpe alla miopia dei nostri committenti, alla politica corrotta ed ignorante, alla scarsità dei budget, a funzionari ed amministratori frustrati … insomma sempre fuori da noi stessi. Tentiamo, con ogni sforzo, di dire che noi siamo vittime di un sistema che ci è estraneo. Diciamo o almeno pensiamo: “se il mondo fosse pensato dagli architetti sarebbe un mondo migliore”. Io sono invece convinto del contrario. L’individualismo esasperato, la frammentazione delle strutture professionali generato dall’egocentrismo, l’atteggiamento supponente alle richieste del mercato, la mancanza  di rispetto delle culture dei territori o l’insopportabile snobismo con cui molti architetti o designer guardano alla tradizione artistica ed architettonica italiana; ebbene, sono queste le cause all’origine del nostro male, incancrenite nella mente degli italiani e degli architetti italiani. Tutto questo deflagra la nostra forza, smaterializza la grandezza insita nel modello di bellezza italiano fatto di proporzioni perfette, di equilibrio, di sottile ironia, di sincretismo culturale e via discorrendo. In giro per il mondo veniamo ammirati ed apprezzati fintanto che svolgiamo ruoli marginali e/o creativi, salvo guardarci con ironia nel momento in cui i giochi si fanno seri e il trittico “efficienza, tempistica ed organizzazione” diventa paradigma e unità di misura delle professione. Il nostro modello professionale non riesce ad essere competitivo e, ben presto, dovrà cambiare o estinguersi. L’autocoscienza richiede la compunzione, termine cattolico etimologicamente legato al pentimento per le nostre mancanze, ma necessario per ripartire con slancio e forza verso una nuova stagione di successi e vero progresso. Dopo tutto questo troveremo la capacità di ripristinare il gioco di squadra, far rinascere la falange romana che conquistò il mondo perché in grado di fondere in un unico corpo diversi uomini, di organizzare il nostro “saper creare e fare”, di ridare voce al nostro ruolo culturale, imprenditoriale e artistico nella storia. L’architetto italiano, convinciamocene, non è un’eccezione del fallimentare e decadente sistema Italia, ma ne è uno degli artefici; con l’eccezione importante che può contribuire più di altre professioni al suo ripristino. La creatività è fondamentale ma, escatologicamente parlando, è uno strumento di progresso sociale che mai deve rimanere estraneo ai nostri pensieri. Tutto questo in un periodo che rimarrà nella mente e nel cuore di ognuno di noi per sempre, un periodo di forte cambiamento e che assegna a noi architetti – ambasciatori nel mondo dell’Italia migliore – un ruolo importante da svolgersi all’insegna di un’autocoscienza etica, professionale e creativa.

Alberto Apostoli