Fonte: www.ilsole24ore.com
Di Alessia Tripodi
Vincono prestigiosi premi internazionali di architettura e concorsi di progettazione, esportano il design made in Italy fino in Cina e puntano sulla riqualificazione urbana. Gli architetti italiani di punta godono di buona salute e, stando ai risultati raggiunti nell’ultimo anno, sono sempre più pronti a reinventarsi per sfidare la crisi, esplorando un mercato che, una volta scavalcata la dimensione interna ancora zoppicante, è globale e dove, dunque, l’internazionalizzazione è la parola d’ordine. Sono finiti i tempi in cui l’architettura italiana era rappresentata solo da Renzo Piano e Massimiliano Fuksas: oggi il design italiano da esportazione ha tanti volti, compresi quelli di under 40 e 50 noti in Europa e nel mondo.
Tra i progettisti di successo va certamente citato Fabrizio Barozzi, classe 1976, che con la Sala Filarmonica di Szczecin in Polonia – firmata con il collega Alberto Veiga, con il quale nel 2004 a Barcellona ha fondato lo studio Barozzi-Veiga– si è aggiudicato il Mies van der Rohe Award 2015, il prestigioso premio Ue per l’architettura contemporanea assegnato proprio a Barcellona nel maggio scorso. Nata da un concorso, la Filarmonica ospita una sala sinfonica per mille spettatori, una sala per musica da camera per 200 spettatori.
«Mi piacerebbe lavorare di più in Italia, ma tra concorsi che non funzionano, burocrazia e incertezze normative che creano ostacoli anche nella costruzione è sempre più difficile, perché di fatto c’è un sistema che non premia né il merito né la qualità» racconta Barozzi, che per ora torna in Italia solo per insegnare, come visiting professor allo Iuav di Venezia.
Nato a Rovereto, Barozzi è arrivato a Barcellona attraverso un Erasmus e nel 2013 ha vinto il premio «Giovane talento dell’architettura italiana» del Cnappc. Nello stesso anno il Cnappc nominava «Architetto dell’anno» lo studio dei milanese Piuarch, anche loro molto attivi all’estero: ricordiamo la vittoria nel 2014 del concorso per gli uffici di Idf Habitat a Champigny Sur Marne, alle porte di Parigi, mentre è di quest’anno il nuovo store Givenchy a Seul, in Corea. Tra i finalisti del Mies 2015 c’era anche la Cantina Antinori firmata dagli architetti fiorentini di Archea Associati, struttura completamente ipogea che affonda nelle colline toscane del Chianti. Un progetto noto nel mondo come un modello per le cantine vinicole e un design innovativo che Marco Casamonti ha portato anche in Cina, con due progetti recentemente realizzati: il Museo della Ceramica di Liling, che ha debuttato poche settimane fa, e l’International Grape Exhibition Garden, un parco del vino nato un concorso e inaugurato lo scorso anno a Yanqing. Il primo progetto – commissionato ad Archea da un importante imprenditore locale – è costato 80 milioni di euro e si presenta come un “grappolo” di edifici per un totale di 69mila mq. Ricalca invece le linee fluide della Cantina Antinori il Grape Garden di Yanqing, nato da un concorso internazionale a inviti bandito nel 2012 dal governo cinese e costato oltre 45 milioni di euro per 15mila mq costruiti. Tra gli italiani all’estero da non dimenticare, poi, Mario Cucinella, con il nuovo Policlinico universitario di Algeri e la libreria presidenziale Kwame Nkrumah in Ghana, solo per citare i progetti più recenti.
Ma non c’è solo chi parte. Con la vittoria nel giugno scorso del concorso internazionale per la Città della Scienza che sorgerà a Roma, di fronte al Maxxi, Paola Viganò, “fuggita” dall’Italia 15 anni fa per lavorare con Bernardo Secchi a progetti come la “Grande Parigi” o il parco di Anversa, torna nel nostro Paese. «Insieme allo studio 015 Viganò dedico questa vittoria a Secchi, perchè questo è il primo concorso che nasce dopo la sua morte» ha detto l’architetta, spiegando che «il manifesto» del progetto romano «è la sua fattibilità».
Sul fronte degli emergenti, per gli under 35 guidati da Pierpaolo Tonin, vincitori a luglio del bando di idee per riqualificare la centralissima Piazza della Scala a Milano, il concorso ha rappresentato un vero e proprio trampolino di lancio, così come quello per il Museo della Scienza di Napoli, vinto sempre a luglio dagli under 30 Valerio Ciotola e Andrea Guazzeri.
Non ultimo, se non in ordine cronologico, il premio Cappochin 2015, che ha “incoronato” progetti dedicati al paesaggio, mettendo sul podio, oltre al «El Valle Trenzado», dello spagnolo Francisco Leiva Ivorra, anche la riqualificazione urbana a Mestre degli italiani Paolo Miotto e Mauro Sarti, Archipiùdue.
